Il silenzio sulla Turchia e il Renzi tonante

Sono cominciati i reimbarchi di profughi dalla Grecia verso la Turchia, come conseguenza degli accordi fatti con l’UE. In quella che è sembrata a tutti gli effetti una capitolazione, l’Europa alla fine ha deciso l’assegnazione di ben 6 mld alla Turchia per la gestione dei rifugiati della guerra civile siriana. L’accordo prevede il blocco del passaggio dei migranti in arrivo dalle coste Turche e il reimbarco per riportare in dietro quelli che riescono a passare. I soldi serviranno per gestire la costruzione e la gestione dei campi profughi. Dopo che per mesi si era discusso di un fondo di 3 mld, a fronte delle esose pretese di Ankara, l’Europa ha ceduto nel giro di due settimane senza neanche batter ciglio. Tutto purché i lagher per gli emigranti siano fatti il più lontano possibile. Come si suol dire, “lontani dagli occhi, lontani dal cuore”. Ed ecco che inseguendo l’assurdo quotidiano nelle sue fantasiose manifestazioni ci tocca inseguirlo tra Bruxelles, Istanbul, Ankara e anche Roma, perché almeno 300 milioni di quei 6 miliardi saranno italiani e hanno alle spalle una polemica non si sa se più sterile o più ridicola.

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(La difficile situazione dei profughi in grecia, tra imbarchi forzati e assalti dei fascisti)

Voglio però partire da Trieste. Sabato 27 febbraio, una giornata fredda, umida e piovosa. La bora della notte fortunatamente era calata, ma comunque rimaneva una giornata schifosa. Eppure alle 15:45, col mio classico quarto d’ora di ritardo, ero sotto la sede RAI in Via Fabio Severo, insieme a un’altra cinquantina di pazzi idealisti a manifestare. Pazzi idealisti perché, pensate un po’, eravamo lì per chiedere che i media ponessero attenzione alla feroce politica di guerra e repressione della Turchia contro la minoranza curda.

 

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Manifestazione di sostegno al popolo curdo davanti alla sede RAI di Trieste

 

Da giugno dell’anno scorso infatti, il governo turco ha voltato le spalle agli accordi con i curdi e ha riaperto le ostilità. La zona del Kurdistan turco dopo 30 anni di guerriglia tra governo e PKK (partito comunista curdo) stava vivendo finalmente un periodo di pace quando il governo ha deciso che tutto ciò doveva finire. I motivi sono molteplici. Uno dei maggiori è il grande successo dei cantoni curdi nel nord della Siria, il cosiddetto Rojava, nel

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L’avanzata nel nord della Siria della regione a maggioranza curda del Rojava (in giallo) a spese dell’ISIS (in grigio) nell’ultimo anno (in rosso le forze governative di Assad, in verde le forze ribelli, in bianco Al Nusra).

respingere l’avanzata dell’ISIS, cosa che pone la minaccia della nascita una regione autonoma curda (effettivamente proclamata qualche settimana fa) se non addirittura uno stato indipendente alle porte della Turchia. Siccome il partito alla guida del Rojava, il PYD è molto vicino al PKK, il suo successo è visto dalla Turchia come una minaccia alla propria integrità e ciò ha spinto ad un’aggressione preventiva. L’altro importante motivo è stato il successo politico dell’HDP, il partito democratico del popolo, che ha raccolto le rivendicazioni curde e di parte della sinistra turca e che ha impedito a Erdogan di ottenere la maggioranza assoluta in parlamento nelle elezioni di giugno, obbligandolo a indire nuove elezioni e a rinunciare alla riforma presidenziale a cui aspirava per autoincoronarsi sultano.

Da giugno, a fronte di un tentativo iniziale del PKK di non alimentare l’escalation militare non rispondendo agli attacchi contro i civili curdi, si sono visti assedi della durata di mesi da parte dell’esercito delle città del sudest (a maggioranza curda) dove l’HDP aveva vinto le elezioni, con dichiarazione di coprifuoco, taglio di acqua, luce e gas, cecchini appostati sui palazzi che aprivano il fuoco a caso sui civili, gente trascinata attaccata a un furgone nelle strade, torture, omicidi, donne massacrate in mezzo alla strada, incarcerazione di politici democraticamente eletti con l’accusa di terrorismo, distruzione di città patrimonio dell’UNESCO. Parallelamente nel resto della Turchia i nazionalisti hanno avuto campo libero, se non il diretto appoggio del governo, nell’assaltare non solo le sedi dell’HDP e di altri partiti filo curdi o di sinistra o giornali, ma anche quartieri, negozi e uffici curdi così come le sedi dei giornali che osavano parlare di quanto accadeva . E ogni volta che attentati colpivano manifestazioni curde – a giugno durante un comizio dell’HDP, a settembre a Suruc con una trentina di morti, a novembre ad Ankara durante la manifestazione della pace con oltre 100 morti – presumibilmente per mano dell’ISIS, Erdogan tuonava contro i terroristi. Solo che nella dialettica di Erdogan ISIS e PKK sono grossomodo la stessa cosa, in quanto entrambe organizzazioni terroriste. E non fa niente che uno sia un movimento fanatico fascio-islamista e l’altro sia un movimento per i diritti di una minoranza etnica, laico e di sinistra, e che le due fazioni siano avversarie e si stiano anche facendo la guerra in Irak, per Erdogan sono indistinguibilmente terroristi (credo che qualcosa di simile si possa riscontrare solo in 1984 di Orwell). Perciò è chiaro che se l’ISIS fa un attentato a una manifestazione curda, bisogna colpire il terrorismo, quindi il PKK e in generale i curdi. Il risultato è che ogni attentato contro i curdi è stata l’occasione per aumentare la stretta e la repressione contro chi ha subito l’attentato: è la logica orwelliana della Turchia attuale.

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Partigiani e partigiane delle YPG/YPJ (unità di difesa del popolo/delle donne) che hanno partecipato alla liberazione di Tall Abyad lo scorso giugno, una delle più grandi sconfitte subite dall’ISIS che ha tagliato la più grande linea di approvigionamento con la Turchia attraverso la quale passavano armi, uomini e petrolio. Manco a farlo apposta, la Turchia non ha preso tanto bene l’esito della battaglia, ha dato protezione ai soldati dell’ISIS in fuga, li ha riarmati e gli ha permesso di rientrare nel Rojava tre settimane dopo in una sanguinosissima azione di commandos nella città di Kobane che ha lasciato un centinaio di civili morti nelle strade

A questo si è aggiunta la stretta contro la libertà di stampa e di opinione, con la chiusura di giornali e l’intimidazione o l’arresto di giornalisti e editori con accuse che vanno dal tradimento al terrorismo. È quanto è successo ad esempio al quotidiano Zaman, un tempo vicino all’AKP, il partito di Erdogan. Si badi bene che il giornale non è stato chiuso, gli hanno solo cambiato in connotati! Prima era contro Erdogan, ora è a favore. Et voilà, che ci vuole? Altro che editto bulgaro di Berlusconi. Una bella accusa di propaganda terroristica, un blitz della polizia con cannoni ad acqua e lacrimogeni, un bello sgombero della vecchia redazione ed ecco che come per magia senza neanche un giorno di interruzione abbiamo un giornale superfighissimo, molto meglio del precedente, che riconosce finalmente il giusto valore del prode Erdogan e del prodigioso governo turco.

 

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Il nuovo Zaman a seguito del blitz della polizia che ha smantellato la vecchia redazione. I titoli: Galatasaray batte Bayern Monaco 12-0, di Erdogan tutti i goal. Erdogan: l’uomo più sexy al mondo. Erdogan vince il Nobel per la fisica. Le mani giganti di Erdogan. Erdogan dà alla Turchia il permesso di entrare in Europa. Erdogan sovraumano sconfigge Chuck Norris. Internet ad alta velocità con Erdogan Online. Sandaggio: Erdogan il politico più popolare di sempre! Meteo: l’alta pressione “Erdogan” porta sole e gioia in Europa. (crediti @extra3)

 

È questa la nazione a cui stiamo affidando 6 miliardi di soldi nostri per gestire i profughi di una guerra che essa stessa ha alimentato, finanziando fazioni ribelli islamiste e ISIS. La cosa interessante è che nessuno parla di cosa sta succedendo in Turchia. Qualche articolo sui giornali, qualche notizia superficiale in TV, ma del massacro dei curdi nulla. Il Rojava strappa decine di città e villaggi all’ISIS e arrivando a 20 km da Raqqah, la capitale del califfato, ma in TV si parla solo di Mosul o di Palmira, dei Peshmerga e di Assad. Delle unità di protezione del popolo (YPG) e delle donne (YPJ) dei curdi siriani, così vicine al PKK, neanche una parola. Non una parola dei politici dell’HDP arbitrariamente arrestati, non una parola sui video che mostrano una camionetta dell’esercito turco trascinare per le strade di Dyarbakir un giovane ragazzo curdo attaccato a una corda. Non un commento sulle orribili immagini di una giovane ragazza curda massacrata per strada dall’esercito. Niente di niente. Si dà la notizia dell’accordo dell’UE con la Turchia come se nulla fosse.

E allora io insieme ai ragazzi della comunità curda di Trieste e altri pochi pazzi idealisti il 27 febbraio ero sotto la sede della RAI chiedendo la TV pubblica desse voce e visibilità ai crimini e ai massacri subiti dai curdi, chiedendo che la TV raccontasse cosa sta succedendo in Turchia. Evidentemente la nostra richiesta doveva essere troppo esotica. Infatti è, sì, scesa una troupe a raccogliere qualche immagine, ma alle 15 e 30 esatte quando non c’era quasi nessuno. È vero che anche più tardi non siamo mai stati in molti, però tra una sessantina di persone e una decina c’è una bella differenza. Il servizio poi è durato circa 30 secondi senza ovviamente spiegare nulla del perché fossimo lì sotto la RAI, è finito in mezzo alle notizie di arte e sport e non è nemmeno stato annunciato nei titoli di testa.

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La temibilissima vignetta censurata del folle e sanguinario fumettista ZeroCalcare sull’assedio durato mesi alla città curda di Cizre da parte dell’esercito Turco.

La RAI però non è l’unica a glissare sulle malefatte turche, Facebook sta facendo di molto peggio. Il social media infatti è arrivato all’aperta censura di qualsiasi contenuto a sostegno dei curdi. Io stesso mi sono trovato dei post che avevo condiviso scomparsi perché contenevano immagini della bandiera o dei partigiani e delle partigiane delle YPG/YPJ, le unità di protezione del popolo e delle donne che tanti danni hanno inflitto al califfato dopo averne fieramente respinto l’assalto. Persino alcuni disegni fatti dal noto fumettista ZeroCalcare sono finiti sotto la mannaia della censura. Questo avviene nel silenzio di gran parte dei media in seguito a un accordo fatto da Facebook con il governo turco in cui il colosso americano si è piegato per avere libero accesso all’ampio bacino di utenti dello stato mediorientale.

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Una delle temibilissime immagini censurate da Facebook. All’indomani degli attentati di Parigi collettivi antifascisti francesi avevano dato vita a una campagna di sostegno ai combattenti curdi su change.org, ma la locandina e la campagna non sono sopravvissute alla mannaia della censura di Lord Zuckemberg.

 

Naturalmente la censura sui social media interna in Turchia è molto maggiore rispetto a quella che Erdogan è riuscito a imporre all’estero. Nell’oscuramento dei socialnetwork la Turchia può vantare una compagnia ristretta e sceltissima tra le nazioni campioni della democrazia: Iran, Cina, Vietnam, Pakistan e Corea del Nord. Nella classifica della libertà di stampa invece va meglio ponendosi al 149mo posto su 180.

In tutto questo la nota ridicola è stata Renzi che protestava contro i fondi che l’UE voleva concedere alla Turchia per la gestione dell’emergenza migranti. Forse perché non voleva finanziare un paese che si sta macchiando di crimini sanguinosi? Forse perché la Turchia finanzia i gruppi jihadisti? O forse perché ha a cuore la libertà? Niente di tutto questo!

Renzi ha protestato duramente perché voleva che la quota che l’Italia doveva versare, non rientrasse nel patto di stabilità rischiando di far sforare il limiti di Maastricht. Renzi ha inveito, ha tuonato, ha puntato i piedi per questo, ha fatto rispettare la voce dell’Italia. Per soldi che già si sapeva che in ogni caso non sarebbero rientrati nel patto di stabilità. Ma lui tuonava…

Erdogan, la Turchia e i malvagi intellettuali nel giorno dell’attentato a Istanbul

Non avrei mai voluto iniziare il blog commentando una tale notizia. Parlo dell’attentato della scorsa mattina a Istanbul in pieno centro. Almeno dieci le vittime, tutti turisti tedeschi come alla fine si è venuto a sapere. E il mondo accademico turco tirato in ballo dal premier Erdogan.

 

Skyline di Istanbul

A parte l’assurdità dell’attentato in sè, quanto è seguito non è stato da meno. A cominciare dalla solita censura turca che immediatamente è stata imposta ai media del paese. Neanche il tempo di rendersi conto della gravità della situazione, come una mannaia è arrivato il divieto ai media di documentare in qualsiasi modo l’accaduto. Come ha commentato Kemal Kılıçdaroğlu, leader del principale partito d’opposizione, il Partito Popolare Repubblicano, “il blackout dei media è arrivato persino prima delle ambulanze”. Così mentre la mattina mi sono svegliato con la notizia dell’attentato, così come il resto del mondo, in Turchia la TV andava avanti con la programmazione abituale.

Dopo due ore finalmente è il presidente turco in persona, Erdogan, a rompere il silenzio comunicando alla nazione la sciagura… dopo due ore! Immaginate un qualsiasi altro paese dove avvenga una cosa del genere. Certo anni fa Bush fece un bel numero quando informato dell’attacco alle torri rimase impassibile davanti a una classe di bambini, ma gli americani erano informati in diretta di cosa stava succedendo, tutte le TV riportavano in tempo reale quanto stava accadendo. In Turchia no.

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan

Una volta aperta bocca però viene da domandarsi se Erdogan avesse aspettato così tanto per un improvviso quanto insolito attacco di pudore. Erdogan dunque parla, dà notizia dell’attentato, ma non solo. Perché a due ore di distanza può già affermare che l’attentatore ha 28 anni ed è siriano (ed è dell’ariete magari) quando ancora si sta facendo fatica a riconoscere le vittime (di una ancora adesso, a più di 12 dall’evento non si sa la nazionalità). “Riconosciuto grazie alle parti del suo corpo” (!) come ha dichiarato il vice primo ministro. Eh vabbè, allora… Si è saputo poi che l’attentatore era entrato dalla Siria pochi giorni prima richiedendo asilo e perciò erano in possesso delle impronte digitali. Certo che ci hanno messo un po’ a darla sta notizia, ma poi quando la danno sanno già chi è l’attentatore, eh! Efficienti! Deve essere per via di tutti quegli attentati che hanno ucciso curdi (circa 100 alla manifestazione della pace ad Ankara lo scorso 10 Ottobre e 4 il 5 Giugno a Diyarbakir, nel Kurdistan turco durante la manifestazione del partito d’opposizione HDP) e militanti di sinistra (oltre 30 a Suruc sempre nel Kurdistan) che ancora non sono state chiarite. Dice il saggio “le indagini a volte sono difficili a volte volano come il vento”. A parte che poi si è venuto a sapere che in realtà l’attentatore era saudita e non siriano, mi rimane il dubbio a quali “parti del corpo” si stesse riferendo il vice primo ministro. Le dita forse?

 

 

E va bene, giustizia è fatta su questa terra, ma non è ancora finita: Erdogan non ha ancora finito di parlare. Ed ecco che tocca ai nemici giurati della giustizia e della pace sulla Terra, gli odiati, gli infidi, i subdoli curdi e chiunque li difenda. Beh, è chiaro, l’attentatore è siriano, saudita di nascita! Curdi, siriani, arabi, ISIS, PKK tutti terroristi, parola di Erdogan! E chissene se il PKK è stato ed è uno dei più fieri nemici dell’ISIS. Ma si, PKK, ISIS, tutti uguali! Un po’ ad minchiam. La destra xenofoba europea dovrebbe seriamente prendere esempio di come si fa. E però Erdogan ha un po’ di sassolini da togliersi dalle scarpe, sassolini che nei prossimi giorni diventeranno licenziamenti nel migliore dei casi, altrimenti incarcerazioni o peggio. Innanzi tutto nessuna trattativa col partito di opposizione HDP (a maggioranza curda), col PKK e pure con le organizzazioni non governative che, boh, evidentemente danno fastidio. Della serie per l’uomo che non deve chiedere… MAI! Cosa c’entri con l’attentato non si sa, ma evidentemente Erdogan sa il fatto suo perché finalmente tocca a quei fetentoni, infingardi, vili marrani degli intellettuali. Sti intellettuali traditori osano pensare addirittura! E pensando pensando cosa fanno, non ti pensano che la Turchia stia diventando una schifezza con un governo del genere. Un governo che ha fatto oltre 400 morti civili nell’offensiva che ha scatenato nelle regioni a maggioranza curda perché questi avevano osato presentarsi con un loro partito forte (l’HDP) alle elezioni ed entrare addirittura in parlamento, mentre in Siria hanno sconfitto l’ISIS e hanno costituito un’autonomia regionale. Un governo che ha danneggiato il centro storico di Diyarbakır a cannonate, patrimonio dell’UNESCO, in questa offensiva (ma vabbè se lo fa l’ISIS è tutta un’altra storia). Un governo che finanzia non solo i gruppi islamisti in Siria, ma pure l’ISIS, con supporto logistico, armi, rifornimenti, contro Assad, ma pure contro i curdi, che una bella pulizia etnica ci sta sempre bene. Ebbene 1128 accademici di decine di università turche avevano preso posizione contro la repressione e il massacro dei curdi che sta facendo il governo con un comunicato dove condannano fortemente l’azione del governo e chiedono giustizia e pace. Giusto l’altro ieri si erano riuniti proprio a Istanbul e avevano tenuto una conferenza, sti disgraziati. Vedi che allora c’entrano con gli attentati! Ecco allora che arriva sacrosanto il monito di Erdogan “da una parte c’è un governo giusto, dall’altra quelli con le bombe e le pistole. E gli intellettuali”. E d’altra parte questi intellettuali son dei traditori della patria, vogliono le bombe, vogliono distruggere il paese, vogliono gli stranieri. Si, ha detto proprio così un paio d’ore dopo l’attentato, alla riunione degli ambasciatori. Renzi coi suoi gufi (e Berlusconi con i comunisti) è un misero pagliaccio, un fallito a confronto.

 

 

Mura di Diyarbakir

Mura di Diyarbakir. Il centro storico della città è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Purtroppo è rimasto danneggiato nell’offensiva scatenata negli ultimi mesi dal governo nelle regioni a maggioranza curda.

Ora dopo un tale monumento all’assurdo ci vuole la ciliegina. Immaginate un attentato in italia e Renzi che se la prende coi gufi, o col M5S o con la Lega, perché hanno criticato il suo operato. Immaginate. Due ore dopo l’attentato davanti agli ambasciatori dice che i gufi vogliono distruggere l’Italia e sono dei traditori. Quali sarebbero le reazioni dei media italiani e stranieri? Di sicuro non mancherebbe chi proponga un TSO immediato. Erdogan in questo è superiore, nettamente superiore. Nessuno, NESSUNO lo contesta, da nessuna parte! Beh si, qualche sovversivo in giro c’è, ma poca roba, pochi sfigati. Dichiarazioni così evanescenti mi hanno richiesto giustamente una ricerca molto approfondita su siti dalla dubbia visibilità.

Erdogan che si scaglia contro gli accademici il giorno dell’attentato a Istanbul non fa notizia. Non farà notizia neanche i prossimi mesi quando i firmatari del comunicato pagheranno caramente la loro opposizione, come è diventata tradizione negli ultimi anni in Turchia, ma a quanto pare certe cose vanno così. Il mondo dell’università turco sarà il prossimo a pagare un tributo per la libertà.

Intanto l’Europa sta dando 3 miliardi (di nostri soldi) alla Turchia per gestire l’emergenza siriana per un’applicazione su vasta scala del detto “raccomandare le pecore ai lupi”.

Aggiornamento 1: Chomsky si è aggiunto alla lista dei sovversivi sfigati, ma era già tra i firmatari del documento contro la guerra ai curdi

http://www.theguardian.com/us-news/2016/jan/14/chomsky-hits-back-erdogan-double-standards-terrorism-bomb-istanbul

 

Aggiornamento 2: Spiace essere stato così profetico, ma diciamo che come profezia era scontata. Ecco che già parte la vendetta di Erdogan contro chi ha osato contestarlo: arrestati 12 docenti universitari

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/01/15/turchia-appello-pace-curdi-12-arresti_8e4643ae-917d-44f1-a0a9-2fa63c9a83a2.html